PANORAMI: PER UN RILANCIO DELLA LAUREA IN SCIENZE DELL’AMMINISTRAZIONE

La ricerca di una identità

In una precedente nota ( pubblicata sul n.4 di Panorami 1992 ) venne posto l’interrogativo se il corso di laurea in Scienze dell’amministrazione( si badi Scienze al plurale!) avesse una oggettiva giustificazione per una sua propria “ autonoma esistenza “ ed una propria individualità.

Si pose a tal fine in evidenza come la società in cui viviamo ,caratterzzata da problemi enormi connessi con la produzione e lo scambio di beni e servizi, fosse condizionata dal fattore “organizzazione “ con le sue tecniche e metodologie specifiche,quali supporto alle decisioni e al governo di attività conseguenti :dalla programmazione e gestione delle risorse in funzione di obiettivi prefissati,alla verifica e al controllo dei risultati a fronte delle risorse impiegate.

Di conseguenza si individuava lo spazio culturale e tecnico-formativo del laureato in Scienze dell’amministrazione in quel complesso di conoscenze scientifiche e di metodi ,oltre che di abilità tecnico-metodologiche,atte a consentirgli l’esercizio professionale delle funzioni di direzione,organizzazione e gestione,di valutazione e controllo della efficienza e della produttività di strutture organizzative tanto pubbliche che private.

Emerse allora anche la assoluta esigenza di differenziare il corso di laurea in Scienze dell’amministrazione da quello della laurea in Giurisprudenza,nell’ambito della cui Facoltà esso è inserito,se si voleva evitare che esso non fosse ,come da taluni sostenuto, “ancillare “ a quello.

Da ciò la proposta

1) o sopprimere detto corso,onde evitare il rischio di creare laureati di serie b);

2) o viceversa dare ad esso maggiore coerenza di contenuti al fine di offrire allo studente una preparazione intesa ad una individualità tecnico-professionale distinta da quella fornita da Giurisprudenza.

A tal fine sembrava perciò non solo opportuno,ma necessario combinare le discipline giuridiche-economiche con quelle sociologiche ed organizzativo-aziendalistiche,quelle statistiche con quelle storico-politologiche. E ciò: tanto più nell’ottica della validità degli attuali indirizzi pubblico,privato ed internazionale

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Il nuovo ordinamento didattico del Corso previsto dal D.M. 31/5/95( G.U. 16/XI/95)

Esso reca le novità seguenti:

a) il corso si svolge in quattro anni,e non più in cinque,come attualmente;

b) è posto nell’ambito delle Facoltà di Giurisprudenza o di Scienze Politiche;

c) è distinto in due diversi bienni:uno propedeutico di base ed uno di indirizzo;

d) il secondo biennio prevede due indirizzi: giuridico e politico-organizzativo ( invece degli attuali privato,pubblico,internazionale)

e) è finalizzato agli impieghi nelle Pubbliche Amministrazioni ( e non anche come attualmente in quello della imprese private);

f) su di esso è stato però sentito anche il Consiglio Naz.le dei Consulenti del Lavoro

g) l’adeguamento del piano didattico di Ateneo alle nuove disposizioni è demandato alla autonoma determinazione di ciascun Ateneo e dovrà entrare in vigore con il prossimo anno accademico.

Un attento esame delle disposizioni del provvedimento porta a fare le considerazioni seguenti:

1) rilevabile anzitutto un incomprensibile arretramento rispetto alla situazione attuale non tanto per la durata del corso portata da cinque a quattro anni,ma soprattutto per la riduzione degli attuali tre indirizzi ai nuovi due:giuridico e politico-organizzativo,con un innegabile impoverimento del Corso stesso;

2)l’affermazione poi che la preparazione offerta dal Corso di laurea in Sienze dell’amministrazione è limitato al “ campo delle Amministrazioni Pubbliche “ è non solo riduttivo rispetto al ventaglio di opportunità offerte dall’ordinamento attuale,ma purtroppo è tale da indurre a confermare quei temuti rischi di posizione di “ ancillarità “, già fortemente criticata,non solo rispetto a Giurisprudenza,ma anche a Scienze Politiche..

Ora nessuno ha fin qui seriamente pensato di proporre la soppressione del Corso di laurea in Scienze dell’amministrrazione onde porre fine al rischio della creazione di laureati di serie b). Anzi si è sempre più presa coscienza della necessità di dare al Corso maggiore coerenza di contenuti tecnici atti a dare al giovane laureato una preparazione tecnico-scientifica ed una propria specifica individualità ,nonchè le abiltà necessarie all’esercizio professionale delle attività di direzione,organizzazione gestione delle risorse e valutazione e controllo dei risultati che si richiedono ad uno specifico specialista che si vuole immettere sul mercato del lavoro sia nel campo libero-professionale consulenziale,sia in quello delle imprese private e delle amministrazioni e aziende pubbliche.

Per quanto poi riguarda in particolare Catanzaro la presenza presso il capoluogo calabrese del Corso di laurea in Scienze dell’amministrazione deve essere considerata come una preziosa opportunità che viene offerta all’intero Mezzogiorno,o meglio ancora come un particolare strumento di formazione idoneo ad immettere sul mercato delle Regioni meridionali quegli specialisti di organizzazione e di direzione aziendale di cui si sente la mancanza.

Una tale impostazione è oggi di grande attualità

a) per far fronte alle esigenze del rilancio di una politica di sviluppo del nostro Meridione,in cui è assolutamente indispensabile preparare una nuova classe dirigente in possesso di una adeguata cultura aziendalistico-gestionale funzionale allo sviluppo del settore imprenditoriale privato come di quello delle amministrazioni e aziende pubbliche;

b) per valorizzare ancora di più la autonomia dell’Ateneo Catanzarese,nel cui quadro il Corso di laurea in Scienze dell’amministrazione dovrebbe configurarsi quanto prima da un lato come “ Facoltà di Scienze dell’amministrazione “,dall’altro, e in ogni caso, come vera e propria “ Scuola di Direzione A ziendale “ per il Mezzogiorno.

Alcune proposte

Se le considerazioni suesposte si ritengono valide e condivisibili,come realmente lo sono,allora occorrerebbe operare su due fronti::

a) per una revisione coseguenziale del D.M. 31/ 5 / 95 con riferimento in particolare al riconoscimento di una Facoltà autonoma ,nel cui quadro assumerebbero nuova dignità e corposità gli attuali indirizzi privato,pubblico e internazionale

( si pensi per quest’ultimo ai temi dell’adeguamento e adattamento dell’ordinamento italiano a quello dell’Unione Europea;ai temi relativi alla progettazione e gestione dei Fondi Comunitari e alla importanza che ciò assume per lo sviluppo delle Regioni meridionali ,e cosi via )

b) per la predisposizione di un piano didattico quadriennale secondo le nuove disposizioni,ma comunque tali da utilizzare,almeno in parte , per il raggiungimento delle finalità individuate nelle considerazioni suesposte,

tutte le opportunità , anche interpretative, offerte dalle indicazioni contenute nella Tab.III bis allegata al Decreto ministeriale,ma anche nella Tab.III ter allegata al Decreto che autorizza la istituzione di un corso biennale per Operatore della Pubblica Amministrazione ( laurea breve ).

Gli appositi gruppi di lavoro costituiti a tal fine hanno ora formulato una proposta di piano didattico di corso prescegliendo, tra quelle consentite dalla Tab.III bis allegata al Decreto ministeriale,quelle materie di insegnamento ritenute idonee a dare allo studente quella preparazione tecnico-professionale ,diversa da quella di Giurisprudenz
a,funzionale all’esercizio delle attività di direzione,organizzazione gestione e valutazione delle amministrazioni e aziende pubbliche,così come di quelle del settore privato.

Ai fini poi del necessario completamento formativo dei laureati( ed è un terzo fronte ) si rende indispensabile attivare( anche se solo a titolo sperimentale per adesso e comunque quanto prima ) quei “ corsi post-laurea di perfezionamento e aggiornamento” previsti dall’art.6 della legge 19 / XI / 90 n° 341, più volte proposti e sui quali si sono registrati ampi consensi.Si fornirebbero in tal modo ai giovani laureati quelle “ abilità tecnico- pratiche” ( il come si fa, dopo aver appreso il che cosa fare) che il corso curriculare oggettivamente non sempre può dare. L’auspicabile coinvolgimento della Regione con l’apertura di tali corsi anche ai dirigenti regionali e della altre Pubbliche Amministrazioni ( e perchè non anche delle imprese private ?) aprirebbe possibilità di finanziamenti aggiuntivi anche comunitari., realizzando in tal modo, fra l’altro, quella simbiosi fra Università e Società,che costituisce uno degli obiettivi fondamentali,uno dei punti qualificanti , della recente Legge sulla riforma degli ordinamenti didattici universitari 19/XI/90 n° 341..

Nota

A titolo meramente esemplificativo il corso post-laurea di perfezionamento e aggiornamento potrebbe così essere articolato:

Modulo primo

– Metodi matematici di analisi economica

– Econometria e ricerca di mercato

– Teoria e tecnica della programmazione,pianificazione e gestione delle risorse

– Informatica applicata alla programmazione e alla pianificazione

Modulo secondo

– Teoria e tecnica della gestione e valutazione del personale

– Teoria e tecnica della analisi e della valutazione qualitativa e quantitativa della

organizzazione

– Teoria e tecnica della valutazione dei risultati e della produttività

– Teoria e tecnica delle comunicazione

– Informatica applicata alla valutazione dei risultati e alla misurazione della produttività

Modulo terzo

– Periodo di applicazione presso Enti o Aziende pubbliche o private,con relazione finale scritta e discussione sui relativi contenuti.. .

sabato 17 maggio 1997

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