Lettera a Don Carlo

Caro don Carlo.

sono ancora piacevolmente colpito dai contenuti e dalla conduzione della “ buona notte “, (o “buon giorno “?) del nostro ultimo incontro del 28 gennaio ! Mi auguro ne seguano molti altri analoghi e parimenti istruttivi che ci confermino ognor più nel nostro spirito di salesianità.

Alla sua domanda su quale fosse secondo noi la eredità più importante lasciataci da Don Bosco, avevo risposto “ l’aver dato al lavoro il senso ed il valore della preghiera “ , ponendo così Don Bosco accanto a San Benedetto , per il valore rivoluzionario da dare ad un loro slogan, molto significativo per gl effetti che ne conseguono. “ Ora et labora “ il primo , “ il lavoro è preghiera “ il secondo.

San Benedetto infatti , a fronte di una tendenza prevalentemente contemplativa che si dava in quei suoi tempi molto difficili alla preghiera degli eremi e dei monasteri, volle esaltare il valore spirituale dell’affiancamento ad essa del lavoro, fosse manuale o intellettuale, per ricostruire un società in rovina .

Don Bosco , (secondo una mia modesta interpretazione ,e ciò non per mia invenzione, ma per insegnamenti ricevuti e totalmente condivisi), di fronte agli effetti della rivoluzione industriale che cominciava a produrre nella società già allora i tipici effetti della massificazione e della alienazione degli uomini ( o più ancora , aggiungo ora io , in un’ era consumistica come la nostra ), ci ha richiamati al fatto che preghiera non è per il cristiano solo un fatto rituale, ma che anche il lavoro , in ogni sua manifestazione o circostanza , è occasione di elevazione a Dio e quindi di preghiera se si dà al suo svolgimento , dalle attività più semplici alle più complesse, da quelle manuali a quelle intellettuali ,il senso della religiosità permeandolo della nostra adesione ai principi del Vangelo ed agli insegnamenti della Chiesa, proiettandoli con il nostro esempio nella società in cui viviamo ed operiamo .

A ciò va aggiunto che per noi Allievi di Don Bosco la nostra attività, il nostro lavoro, manuale o professionale che sia , va sempre accompagnato dal sorriso della nostra disponibilità e fratellanza, caratteristico della educazione salesiana !

Il che non vuol dire tuttavia superamento o rinuncia del modello rituale della preghiera. Basterebbe pensare, ad esempio , al valore ed al senso delle devozioni praticate da ciascuno di noi o soprattutto del “ricordati di santificare le feste “ che induce quasi naturalmente alla preghiera comunitaria della S.Messa.

Ma aggiungo di più per quanto riguarda l’insegnamento di Don Bosco , come ritengo si possa rilevare anche dal “ Giovane Provveduto “ : la sua paterna esortazione a dare inizio e significato alla nostra giornata con il segno della Croce e quella di terminarla con la tripla invocazione alla Sacra Famiglia , che io amo definire il trittico salesiano di chiusura della nostra giornata lavorativa.

E mi pare che siano tutti argomenti più che sufficienti per definire preghiera l’intera giornata lavorata, cristianamente ( e salesianamente ) vissuta!

Mi perdoni se ho ancora osato esprimere mie opinioni , che spero non siano giudicate tanto …… ereticali ……….! Mi benedica.

Roma 5 febbraio 07