Lettera … sull’art.98 della Costituzione

Egregio Onorevole,

Questa mia finirà come tante altre nel mucchio e sarà cestinata dai suoi collaboratori !Pazienza !

Ma se per avventura Lei avesse qualche minuto per darvi un’occhiata , lo faccia tenendo presente che chi scrive ( ormai ultraottantenne ) ha già dedicato gli anni più belli della sua vita umana e professionale al servizio …. diciamo pure dello Stato! E quindi non ha più nulla da chiedere .

Tutti i partiti hanno già presentato il loro programma e le prime ovvie critiche dei grandi opinionisti sono state appunto una ovvietà: ma con quali mezzi finanziari ?

Io dico molto più semplicemente e modestamente : ma con quali strutture e di che tipo e soprattutto con quali uomini ? Nell’unito allegato espongo anche talune semplici idee.

Finora abbiamo solo sentito straparlare dei “ fannulloni “ di Jachino e degli improduttivi di Montezemolo .

A nessuno è venuto in mente , politico e non , che esiste da sempre un articolo 98 della Costituzione cui dare ancora attuazione e che pone i pubblici dipendenti “ al servizio esclusivo della Nazione “ ( art. 98 ) , mettendoli moralmente , nel Sistema Italia , allo stesso livello degli Eletti che rappresentano la Nazione ( art.67 ) e del Capo dello Stato che rappresenta l “ Unità Nazionale “ (art. 87 ) , quasi fossero i tre cardini della nostra vita di Comunità nazionale!

Ci deve essere allora un perchè se i Padri Costituenti hanno sanzionato un tale parallelismo dando ad esso rilievo costituzionale !

Eppure nessuno mai si è fatto carico di dare un qualche preciso significato al dettato costituzionale dell’art.98 , ignorando, forse incolpevolmente , che sono loro , i tanto bistrattati pubblici dipendenti , il CUORE essenziale di ogni riforma , e che è grazie al loro impegno e alla loro dedizione professionale , se le riforme possono concretamente realizzarsi e se il Sistema Italia può effettivamente funzionare , con efficienza ,efficacia ed economicità, e in termini di tempestività ed esaustività per i Cittadini !.

Si dia allora significato reale e consistenza contenutistica “ al servizio esclusivo della Nazione “ ridando , a tutti i Pubblici Dipendenti ( tutti ,nessuno escluso ) , ma soprattutto ai Dirigenti , il senso religioso del loro lavoro e del loro impegno professionale , servizio esclusivo appunto , e l’orgoglio e la dignità insieme di servire non il Paese o le fazioni politiche , ma la NAZIONE .

E’ questo infatti un fondamentale discorso di contenuto etico–giuridico , che anzitutto pone in risalto la esigenza primaria di una specifica formazione e di una precipua coscienza professionale e comportamentale dei dipendenti pubblici finalizzate a tale tipo di servizio .

Se non si ha il coraggio di esaltare un tale essenziale principio etico-giuridico , e non c’è la volontà di realizzarlo in una specifica formazione e nei conseguenti puntuali comportamenti operativi dei funzionari, si rischia di predicare al vento e di costruire sulla sabbia ogni tipo di riforma ,anche la migliore.

Ho esposto quello che sentivo di dire, senza avere la pretesa di insegnare nulla a nessuno , ma fidando nella vostra comprensione e sensibilità per un futuro migliore della nostra Nazione !

Santo Ch (27/04/2008)

Nasce la seconda Repubblica

NASCE VERAMENTE LA SECONDA REPUBBLICA . W LA COSTITUZIONE !

Mettiamo a confronto l’art. 1, comma secondo, della Costituzione e l’ art. 92, comma secondo, della stessa: “La Sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione“

Il Popolo esercita la sua Sovranità mediante il voto.Le Leggi elettorali regolamentano ,tra l’altro,detto esercizio.

Ora il Popolo si è espresso designando, tra molti altri , (rectius eleggendo) come Presidente del Consiglio dei Ministri il dott. Silvio Berlusconi, in una legittima competizione elettorale . Questo è pacifico e nulla al momento può cambiare una tale evidente incontrovertibile volontà del Popolo Sovrano.

Questo per quanto riguarda l’art 1 della Costituzione, che concerne l’esercizio della Sovranità Popolare.

Il Presidente della Repubblica pertanto non può che prendere atto, (anzi deve prenderne atto ), , del risultato delle elezioni; ed il suo potere di nomina, di cui all’art. 92 ( logico nel precedente assetto parlamentare ) deve oggi limitarsi a ciò, il che significa ancora che Egli, preso atto dell’esito delle elezioni, deve di conseguenza procedere alla emanazione di un semplice “atto dovuto“ di nomina del Presidente del Consiglio dei Ministri , già eletto dal Popolo nell’esercizio delle sue prerogative sovrane.

Diventa perciò assolutamente superflua, (anzi illegittima) ,in questa fase , la ritualità della precedente prassi. A che servirebbe infatti il rito dell’ascolto in successione dei rappresentanti dei Partiti e dei relativi Gruppi parlamentari, degli ex-Presidenti della Repubblica e ancor più dei Presidenti delle Camere in scadenza? Una inutile gran perdita di tempo, quanto meno! Non è nemmeno ipotizzabile che il Presidente della Repubblica possa in qualche modo modificare, nel tempo rinviando o nella sostanza modificando, il verdetto delle elezioni e quindi della volontà espressa dal Popolo Sovrano nell’esercizio della sua Sovranità!

Questo per quanto riguarda l’art. 92,comma secondo circa i poteri del Capo dello Stato!

Ma c’è di più , sempre in applicazione dell’art. 92, secondo comma della Costituzione.

Il presidente della Repubblica nomina anche ,con separato atto amministrativo , i Ministri del nuovo Governo , però “ su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri“ il quale è già preesistente perché eletto dal Popolo e già nominato , con atto dovuto, prima di tali ulteriori nomine da parte del Presidente della Repubblica, che debbono avvenire su proposta ,che penso sia vincolante , del Presidente del Consiglio; salvo carenza di evidenti requisiti essnziali.

Ora la “proposta“ di cui è titolare il Presidente del Consiglio, presuppone che ,da parte di questi, e cioè del Presidente del Consiglio dei Ministri eletto, venga fatta preventivamente, da lui e non dal Presidente della Repubblica, quanto meno una valutazione sul possesso di determinati requisiti ed una conseguente scelta dei Ministri candidati . Il che comporterebbe automaticamente , nella proposta , l’accendersi di un vincolo etico-giuridico fra Presidente che sceglie e propone e Ministri prescelti e proposti Con ovvie conseguenze giuridiche ed organizzative sulle quali in questo momento non è il caso di soffermarsi!

Inoltre non avrebbero più senso il vecchio affidamento dell’incarico da parte del Presidente della Repubblica e nemmeno la patetica nomina di un Presidente Incaricato o di un incarico esplorativo !

Ecco perché, a mio modesto parere, nasce veramente adesso la Seconda Repubblica e non hanno più senso alcuno i richiami ai vecchi riti delle “consultazioni“, ormai superati e resi inutili almeno in questa prima fase, già lanciati, provocatoriamente, anche da autorevoli organi di informazione.

Concludiamo tuttavia con una ipotesi di scuola : Poniamo che il Governo, il quale deve sottoporsi al giudizio delle Camere , non ottenga la fiducia .. Allora sì , che in questo caso il Presidente della Repubblica deve attivare i vecchi rituali delle consultazioni perché è prevalente il superiore interesse della Nazione e della sua governabilità, nel tentare di comporre dissidi e incomprensioni , facendo ricorso al suo potere di persuasione per la soluzione positiva della eventuale crisi !

Santo Ch (21/04/2008)